Quando tutto crolla: il cambiamento che fa avanzare
C’è stata una situazione in passato in cui mi stavo accanendo.
Dentro di me sentivo che era complicata, faticosa, che in gran parte non mi corrispondeva. Lo sentivo abbastanza chiaramente. Eppure ci restavo lo stesso.
Ci restavo, sì, ma con una fedeltà a me stessa, che all’altra parte coinvolta non andava bene.
Fino al giorno in cui ha detto basta. E tutto è caduto.
In quel momento ho capito una cosa che prima non vedevo: stavo reggendo qualcosa che non aveva senso tenere in piedi.
La carta della Torre
Nei Tarocchi c’è una carta, che nessuno mai vorrebbe pescare, che racconta il momento quando tutto crolla: la Torre.
Una costruzione alta, solida, in ordine. Un fulmine la colpisce, la corona salta, le figure precipitano.
Se la guardi di sfuggita, è una catastrofe. Se la guardi meglio, vedi un’altra cosa: la Torre non crolla perché la vita è crudele. Crolla perché era stata costruita su fondamenta che non erano le nostre.
Un matrimonio, un lavoro, una carriera, un’immagine di sé. Tutto ciò che sembrava giusto, ideale, socialmente accettabile. Finché regge, nessuno si chiede se ci corrisponda davvero.
Perché ci accaniamo?
La parte più difficile, spesso, non è il crollo. È proprio l’accanirsi.
Spesso non siamo noi a far cadere la Torre: è altro a farlo accadere, mentre una parte di noi cerca di tenerla su con tutte le forze. E il dolore dura tanto quanto è forte la presa.
Perché ci si accanisce a tenere in piedi qualcosa che non ci fa davvero bene? Quasi mai è solo questione di carattere…
Nelle Costellazioni Familiari si parla di irretimenti: legami invisibili con il nostro sistema d’origine, fatti di lealtà e di appartenenza (articolo: Essere o non essere… se stessi). Ci si aggrappa a una situazione che non ci fa davvero bene perché, a un livello più profondo, lasciarla andare sembra tradire qualcuno, o perdere il diritto di appartenere.
Una lealtà che abbiamo scelto inconsciamente.. che ci tiene dove siamo anche quando la vita ci dice di andare oltre.
Cosa può significare un crollo
Non esiste un’unica spiegazione e non sempre si capisce subito quale sia la nostra. Ecco alcuni scenari possibili.
Se non stiamo lavorando su di noi, può darsi che si resti in un malessere più o meno leggero, una zona di comfort in cui non fioriamo mai davvero. Oppure che la vita stessa faccia crollare la Torre, perché ci sta chiedendo dei cambiamenti: a volte arriva perché è il momento di fermarsi e guardarsi, e se non lo facciamo da soli, ci pensa lei.
Se stiamo lavorando su di noi, può succedere che i crolli arrivino proprio perché stiamo cambiando. Cominciamo a vedere, a sentire, a smettere di adattarci, e la vita costruita su quell’adattamento può non reggere più. Gli equilibri che saltano erano malsani, ma erano pur sempre equilibri: tenevano insieme relazioni, ruoli, abitudini, perfino il modo in cui ci raccontavamo di essere.
In tutti questi casi, lì per lì può sembrare un disastro. Ci si chiede: dove sto sbagliando?
A volte la risposta è: da nessuna parte. Può essere il processo che sta facendo il suo lavoro, e quel cambiamento, per quanto doloroso, può portare un miglioramento. Per accorgercene possiamo avere degli strumenti in più: l’osservatore interiore (articolo: Chi guida davvero la tua vita?), la capacità di fermarci e ascoltarci, di sentire il corpo e le emozioni, una consapevolezza maggiore di ciò che ci fa bene.
In ogni caso, qualunque sia lo scenario, se si sta male è saggio farsi aiutare. Non serve aspettare che la Torre finisca di cadere, né capire prima di che tipo di crollo si tratta: un malessere che non passa o una situazione che fa del male, merita attenzione e sostegno.
Ciò che calma il sistema nervoso
Quando tutto si muove, in automatico tendiamo a irrigidirci e restare in allerta. Ma è proprio allora che servirebbe fare il contrario: allentare.
Esistono pratiche semplici, alla portata anche nei giorni peggiori, che aiutano a calmare il sistema nervoso. Un respiro lento, con l’espirazione più lunga dell’inspirazione. Una camminata, meglio se nel verde. L’acqua calda sulla pelle. Una mano appoggiata sul petto o sul ventre. Accarezzare un animale. Una canzone che ci fa stare bene.
Non sono una fuga e non sono una distrazione. Dicono al corpo che, almeno per un momento, può smettere di difendersi, e ci riportano al presente, a ciò che sentiamo davvero.
E da lì si regge. Non perché il crollo faccia meno rumore, ma perché esiste un punto fermo da cui attraversarlo senza crollare a nostra volta. Quel punto sta dentro di noi.
Quello che sembra una fine
Guardando indietro, quel crollo è stato una delle cose migliori che mi siano capitate.
Non è stato facile, lì per lì. Ma era il crollo di un castello di sabbia che stavo tenendo in piedi con le mani. E oggi sono grata per ciò che mi ha insegnato.
Quello che sembra una fine terribile, molto spesso, è soltanto la vita che smette di assecondare ciò che non ci appartiene più.
E ti lascio con una domanda:
Che cosa stai tenendo in piedi con tutte le forze, anche se una parte di te sa già che non ti corrisponde più?
(Foto: La Torre XVI, Tarocchi Rider Waite)
🌸 Se senti il bisogno di fare chiarezza
A volte abbiamo bisogno di uno spazio sicuro in cui fermarci, ascoltarci e fare chiarezza.
Se senti che è arrivato il momento, lo Spazio di Ascolto nasce proprio per questo.
Per chi invece sente di voler vivere un’esperienza più graduale, da vivere nel quotidiano,
un invito a esplorare le prossime tappe…
🌿 Un passo in più
Se questa riflessione ti ha risuonato, potresti continuare il viaggio da qui:
🌿 Perché ascoltarsi non basta: il ruolo della responsabilità personale nel cambiamento
Per capire cosa fare quando il crollo è arrivato e ci si chiede da dove ripartire.
🌿 Chi saresti senza l’immagine che hai di te?
Per guardare le costruzioni di sé che reggono finché nessuno le mette in discussione.
🌿 “Qualcosa deve cambiare nella mia vita” — come riconoscere il segnale prima che diventi un urlo Per cogliere i primi segni di una Torre che sta cedendo, prima che cada da sola.
🌿 Per continuare ad ascoltarti
Ci sono libri e strumenti che, nel mio percorso, mi hanno aiutata a fermarmi, riflettere e conoscermi meglio. Se possono essere utili anche a te, qui te li condivido:
📚 Ordini dell’amore — Bert Hellinger Per approfondire le dinamiche familiari di appartenenza e lealtà di cui parlo qui, e che spesso ci tengono ancorati a ciò che ci fa male.
📚 Il codice dell’anima — James Hillman Per guardare i grandi cambiamenti della vita come parte di un disegno più ampio, e non come errori da correggere.
✍️ Una domanda di journaling Scrivi questa domanda in cima a una pagina e non rispondere, per ora, ma osserva se, subito dopo averla letta, ti arrivano delle immagini o delle intuizioni: A chi, o a che cosa, sto restando fedele? Poi lasciala lì per qualche giorno e nota cosa si muove, nel corpo e nei pensieri. Se qualcosa di grande si fa sentire, non serve andare oltre: con qualcuno accanto è più semplice andare in certi luoghi. Se ti va, scrivimi 🌸 ciao@inascoltodise.it
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