Perché ascoltarsi non basta: il ruolo della responsabilità personale nel cambiamento

Credevo che il problema fosse lui. Invece…

Tornavo a casa dal lavoro stanca e infelice.

Non appena il mio compagno provava a chiedermi qualcosa, me lo mangiavo vivo.

Bastava una semplice richiesta, una domanda banale, e sentivo crescere dentro di me un’irritazione sproporzionata che spesso sfociava in discussioni molto pesanti.

Col tempo ho capito che la rabbia e l’irritazione non erano il problema. Erano un messaggio. Emozioni che stavano cercando di mostrarmi qualcosa che non volevo vedere, infatti fino a quel momento…

Credevo davvero che il problema fosse lui. Pensavo che non fosse abbastanza attento ai miei bisogni, che non capisse quanto fossi stanca e frustrata.

Finché un giorno, con tono secco e deciso, mi disse che dovevo smetterla di usarlo come la pattumiera delle mie frustrazioni e che non lo avrebbe più accettato.

Fu come una secchiata d’acqua fredda.

La mia prima reazione fu difendermi. Il mio ego, ferito e arrogante, pensò immediatamente:

“Ma cosa sta dicendo?”

Poi però, ascoltandomi con un po’ più di onestà, dovetti ammettere che quella sua osservazione aveva un fondo di verità.

Da quel momento una domanda iniziò a girarmi in testa:

Perché me la prendevo tanto con lui, anche quando non aveva fatto nulla di particolare?

Spesso tendiamo a dare la colpa agli altri per il nostro malessere, quando in realtà una parte importante del cambiamento che desideriamo dipende da noi…

Avevo smesso di ascoltarmi

La risposta arrivò poco alla volta.

Non era lui il problema.

Avevo smesso di considerare i miei bisogni…

Continuavo a fare quel lavoro anche se era ogni giorno più evidente che non ne potevo più. Mi alzavo già stanca, trascinavo le giornate e tornavo a casa svuotata.

L’irritabilità era ai massimi storici.

La vera domanda non era perché fossi arrabbiata con lui. La vera domanda era:

Perché continuavo a restare in una situazione che mi faceva stare male?

Per molto tempo non me ne ero resa conto. O forse me ne rendevo conto, ma non volevo guardare davvero quella realtà.

Non mi stavo ascoltando. Almeno non in quell’ambito della mia vita.

Così decisi di iniziare a farlo.

Decisi di essere sincera con me stessa.

Di farmi domande scomode.

Di guardare in faccia una situazione che avrei preferito ignorare.

Come ho raccontato nell’articolo sulle Decisioni difficili, imparare a fermarsi e osservare ciò che sentiamo è spesso il primo passo per uscire da una situazione che ci fa stare male.

📚 RISORSA CONSIGLIATA | Il journaling Quando senti che qualcosa non va ma non riesci a capire cosa, scrivere può diventare uno strumento prezioso. Mettere i pensieri sulla carta aiuta a vedere più chiaramente ciò che stai vivendo, riconoscere i bisogni che stai trascurando e distinguere ciò che dipende da te da ciò che non puoi controllare.

👉 Se vuoi approfondire, puoi leggere il mio articolo dedicato al journaling.
Per iniziare non serve nulla di speciale: anche un semplice quaderno va benissimo. Se però stai cercando qualche idea, qui trovi una selezione di diari e journal che potrebbero ispirarti. ✨

Quando l’ascolto non basta

L’ascolto è fondamentale.

Ma da solo non basta.

Possiamo diventare molto abili a capire cosa proviamo, quali bisogni e ferite portiamo con noi.

Possiamo diventare molto consapevoli.

Eppure, a volte, la nostra vita continua a non cambiare.

Perché?

Perché l’ascolto senza responsabilità rischia di trasformarsi in una consapevolezza fine a se stessa.

Una consapevolezza che osserva ma non agisce.

Che comprende ma non sceglie. Che vede ma non si muove.

La responsabilità è il passaggio successivo.

È quel momento in cui smettiamo di chiederci soltanto perché stiamo male e iniziamo a domandarci:

“Cosa posso fare io, concretamente, rispetto a questa situazione?”

È il momento in cui riconosciamo di avere un margine di potere sulla nostra vita.

Non un controllo assoluto. Ma uno spazio di azione.

E spesso è molto più grande di quanto immaginiamo.

Responsabilità non significa colpa

Quando si parla di responsabilità, però, è facile cadere in un equivoco.

Molte persone sentono la parola “responsabilità” e pensano immediatamente alla colpa.

Se sto male, allora è colpa mia.

Se ho fatto una scelta sbagliata, allora sono sbagliata/o io.

Se una relazione è finita, se ho ignorato dei segnali, se ho commesso degli errori, allora devo punirmi.

Ma la responsabilità non ha nulla a che vedere con la colpa.

La colpa guarda al passato e spesso ci immobilizza.

La responsabilità guarda al presente e ci restituisce possibilità di scelta.

Colpevolizzarsi raramente produce qualcosa di utile.

Anzi, nella maggior parte dei casi alimenta vergogna, autosvalutazione e sofferenza.

È una spirale che tende a trascinarci sempre più in basso senza offrire vere soluzioni.

La responsabilità, invece, si chiede:

“Ok. Questa situazione esiste. Cosa posso fare adesso?”

Anche quando riconosciamo di aver sbagliato qualcosa, la strada più sana non è condannarci.

È comprendere. Chiedere perdono se necessario. Riparare in ogni modo possibile.

Imparare dall’esperienza. Crescere. E poi andare avanti.

La colpa punisce.

La responsabilità trasforma.

📚 RISORSA CONSIGLIATA | Uno dei libri che più mi ha aiutata a comprendere il concetto di responsabilità personale è I Quattro Accordi di Don Miguel Ruiz.
In particolare il secondo accordo: “Non prendere nulla sul personale”.

Quando iniziamo a prenderci la responsabilità della nostra vita, smettiamo gradualmente di attribuire agli altri il potere di determinare il nostro stato interiore. Una lettura semplice ma molto profonda.

Riprendere il proprio potere attraverso la responsabilità personale

Una delle cose che ho imparato è che spesso attribuiamo agli altri responsabilità che, in realtà, appartengono a noi.

Vorremmo che fossero loro a capire di cosa abbiamo bisogno.

Vorremmo che fossero loro a rispettare i nostri limiti.

Vorremmo che fossero loro a salvarci da situazioni che non fanno per noi.

Ma se siamo noi per prime/i a non ascoltarci, come possiamo aspettarci che lo facciano gli altri?

Se siamo noi a ignorare continuamente i nostri bisogni, come possiamo pretendere che qualcuno li rispetti al posto nostro?

La responsabilità personale non significa fare tutto da sole/i.

Significa assumersi la responsabilità dei propri bisogni, delle proprie scelte e della direzione che si vuole dare alla propria vita.

Significa smettere di aspettare che siano gli altri a salvarci, capirci o cambiarci la vita.

E iniziare, poco alla volta, a scegliere.

Una domanda per te

C’è una situazione della tua vita in cui continui ad attribuire agli altri la responsabilità del tuo malessere?

E se provassi a chiederti:

“Quale parte di questa situazione dipende da me?”

Non per colpevolizzarti. Non per caricarti di peso.

Ma per riconoscere il potere che hai di fare un passo diverso.

A volte la trasformazione inizia proprio da lì.

Da una domanda sincera.

E dalla disponibilità ad ascoltare davvero la risposta.

🌸 RISORSA CONSIGLIATA | Alcune situazioni sono difficili da osservare da sole/i.
A volte siamo troppo coinvolte/i nelle situazioni da non riuscire a fare chiarezza e ad andare in profondità…

Un percorso con qualcuno accanto può aiutarti a riconoscere i tuoi bisogni, comprendere cosa ti sta facendo soffrire e individuare i passi concreti che desideri compiere nella tua vita.

👉 Se senti che potrebbe esserti utile un accompagnamento, scopri lo Spazio di Ascolto.

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