Chi saresti senza l’immagine che hai di te?

Se non ti va di leggere, ascolta l’articolo letto da me 😊

Ormai era evidente.

Mi trovavo a gestire un agriturismo. Ancora una volta.

E la cosa più incredibile era che sapevo benissimo che quel lavoro non faceva per me.

Non era un problema di capacità.

Anzi.

Mi veniva bene.

Dopo essere cresciuta nell’hotel di famiglia e aver studiato turismo, quel mestiere mi si era cucito addosso come un abito di sartoria.

Mi vengono in mente i tailleur con i pantaloni che indossava sempre mia nonna Mafalda, direttrice dell’hotel.

Solo molti anni dopo mi sono accorta che, senza volerlo, stavo seguendo i suoi passi.

Per tanto tempo ho pensato che il motivo fosse semplice.

Era ciò che avevo visto fare da sempre.

Avevo maturato esperienza.

Mi permetteva di lavorare facilmente.

E, in quel momento della mia vita, avevo bisogno di uno stipendio.

Era la scelta più logica.

Eppure continuavo a farmi una domanda.

Se so che questa strada non fa più per me… perché continuo a percorrerla?

Per molto tempo ho creduto che cambiare fosse difficile per un mix di pigrizia e paura.

Oggi non ne sono più così sicura.

Credo che, molto spesso, il cambiamento sia difficile per un motivo diverso.

Non dobbiamo soltanto cambiare una situazione.

Dobbiamo lasciare andare l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.

Come costruiamo la nostra identità personale

Nel tempo costruiamo un’idea di chi siamo.

Io ero “quella che lavora nel turismo”.

Qualcun altro è “quello super affidabile”.

Oppure c’è “quella che si sacrifica”.

“O quello timido.”

“O quella sempre forte.”

All’inizio sono solo piccoli racconti.

Poi iniziamo a ripeterli.

Li confermiamo.

E a forza di comportarci come se fossimo davvero quella persona, finiamo per fare scelte coerenti con quell’immagine.

All’inizio è leggera.

Quasi trasparente.

Poi iniziamo a confermarla.

Una scelta.

Un’esperienza.

Un’altra ancora.

Ogni volta aggiungiamo un nuovo strato.

Come un pittore che torna sulla stessa tela.

Una pennellata.

Poi un’altra.

Poi un’altra ancora.

Fino a quando quell’immagine diventa sempre più densa.

Finché il quadro diventa così denso da sembrarci la realtà.

E a quel punto smettiamo perfino di accorgerci che è solo un quadro.

Più un’immagine viene confermata nel tempo, meno ci sembra un’immagine.
Più ci sembra la verità.

E cominciamo a chiamarla:

“Io.”

Lo spazio tra ciò che eri e ciò che stai diventando

Un giorno mi sono resa conto di una cosa.

Il problema non era il lavoro.

Il problema era che non riuscivo più a immaginarmi diversa.

Sapevo chi ero stata.

Ma non riuscivo ancora a vedere chi stavo diventando.

Ed è uno spazio molto delicato quello.

Perché quando lasci andare un’identità…

per un po’ non ne hai ancora una nuova.

È come togliersi un vestito che non ti rappresenta più.

Prima di indossarne un altro, rimani semplicemente lì.

Senza niente addosso.

Ed è proprio lì che, forse per la prima volta, inizi davvero a incontrarti.

Succede anche a te?

Mi chiedo se succeda anche a te.

Forse non con il lavoro.

Forse con una relazione.

Con un ruolo.

Con il modo in cui gli altri ti hanno sempre visto.

Oppure con il modo in cui tu continui a raccontarti.

Che immagine hai di te?

E soprattutto…

quell’immagine ti rappresenta ancora?

Oppure è soltanto quella che hai imparato a indossare?

Anche i “non sono…” sono identità

Negli ultimi anni ho capito che ogni cambiamento importante passa anche da qui.

Non basta desiderare una vita diversa.

Occorre iniziare a lasciare andare, con pazienza, l’immagine di chi pensiamo di essere…

o di non essere.

“Non sono capace.”

“Non sono abbastanza.”

Anche queste sono identità.

Forse sono proprio le più difficili da lasciare andare.

Perché le abbiamo ripetute così tante volte da non metterle più in dubbio.

Da dove iniziare?

Non succede in un giorno.

Richiede tempo.

Richiede presenza.

Richiede ascolto.

Richiede delicatezza nei confronti di certe nostre parti.

E richiede il coraggio di restare, anche quando ancora non sappiamo bene chi saremo.

Forse cambiare non significa diventare qualcun altro.

Forse significa permettere a ciò che siamo nel profondo di emergere, un po’ alla volta, da sotto tutti gli strati che avevamo imparato a chiamare “io”.

Prima di provare a cambiare qualcosa nella tua vita…

prova semplicemente a osservare.

Che immagine hai di te?

Fermati un istante e chiediti:

“È davvero ciò che sono?”

Oppure è soltanto un’immagine che, negli anni, ho imparato a ripetere così tante volte da crederla vera?

Non cercare subito una risposta.

Lascia che la domanda lavori dentro di te.

Forse cambiare vita non è la parte più difficile.

Forse la parte più difficile è fare pace con l’identità che ci ha accompagnati fino a qui.

Perché, in fondo, quell’immagine ha cercato di proteggerci.

Ha fatto ciò che poteva.

Ma arriva un momento in cui non abbiamo più bisogno di difenderla.

Possiamo ringraziarla.

Lasciarla andare.

E creare, finalmente, lo spazio perché emerga ciò che da tempo aspetta soltanto di essere vissuto.

(Foto: passeggiata per boschi, Nocera Umbra, luglio 2026)

🌸 Se senti il bisogno di fare chiarezza

A volte abbiamo bisogno di uno spazio sicuro in cui fermarci, ascoltarci e fare un po’ di chiarezza. Se senti che questo è il momento, lo Spazio di Ascolto nasce proprio per questo.

🌿 Un passo in più

Se questa riflessione ti ha toccata/o, potresti continuare il viaggio da qui:

Chi guida davvero la tua vita?
Per imparare a vedere i pensieri senza identificarci con essi.

Cosa voglio davvero? Forse non è questa la domanda giusta
Per iniziare a distinguere ciò che hai sempre fatto da ciò che senti davvero tuo.


🌿 Per continuare ad ascoltarti

Ci sono libri e strumenti che, nel mio percorso, mi hanno aiutata a fermarmi, riflettere e conoscermi meglio. Se possono essere utili anche a te, qui ti condivido:

✍️ Domande di journaling

Prendi un quaderno e completa queste frasi, senza pensarci troppo:

  • Io sono…
  • Io non sono…
  • Per gli altri sono…
  • Da piccola/o ero…
  • Se cambiassi davvero, avrei paura di…

Poi rileggi tutto con calma e chiediti:

Quante di queste frasi raccontano chi sei davvero… e quante, invece, descrivono soltanto un’immagine che hai imparato a ripetere?

Non cercare subito di volerla cambiare.

Per oggi, limitati a osservarla, e a starci insieme.


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