mano che tiene un mazzo di fiori rosa di campo durante una passeggiata

Tornare a se stessi nella vita di tutti i giorni: l’allenamento che non sembra un allenamento

Se non ti va di leggere, ascolta l’articolo letto da me 😊

Per anni ho pensato che la crescita personale si facesse altrove.

Che tornare a se stessi fosse qualcosa da fare in luoghi dedicati, in tempi dedicati.

Nei ritiri. Nei corsi per imparare a conoscersi. Nelle sessioni individuali con la coach. In quei giorni in cui ti fermi davvero, sei insieme a qualcun altro, e scendi in posti che da sola non avresti raggiunto.

E in mezzo, tutto il resto. I piatti da lavare, la doccia, la strada per andare da qualche parte. La vita normale, quella in cui ogni tanto mi accorgevo di essere tornata a me — tre respiri, la sensazione dell’acqua calda — e poi ripartivo. Con i pensieri che mi tenevano nel passato o nel futuro.

Sentivo frustrazione perché i momenti di presenza erano brevi…

Mi sembravano briciole. Piccoli lampi in mezzo a giornate intere in cui ero altrove. Pensavo: vabbè, pazienza, tieni duro. Il lavoro vero, quello decisivo, arriverà al prossimo corso. Al prossimo ritiro. Alla prossima sessione…

Ci sono voluti anni per rendermi conto che avevo invertito le due cose.

Non sto dicendo che i ritiri o le sessioni non servano

Voglio essere chiara, perché è l’esatto contrario.

I ritiri, i corsi e le sessioni individuali servono, e servono per qualcosa di diverso: sono i luoghi della profondità. Lì si arriva dove da soli non si riesce — perché c’è qualcuno accanto, perché è più facile entrare in certi spazi interiori quando sai di non essere solo (e non te la puoi raccontare 😂), e perché ogni esperienza intensiva porta i suoi temi e i suoi strumenti, che difficilmente attraversi da solo mentre cucini o fai la doccia. 😅

Ma un ritiro dura qualche giorno, e una sessione un’ora, un’ora e mezza al massimo.

Poi si torna. Alla cucina, alla strada, al lunedì mattina.

Quello che vedo oggi

Col senno di poi, so cosa mi ha cambiata davvero.

Non sono stati solo i momenti grandi e profondi. Sono stati anche — e azzardo soprattutto — tutti quei ritorni minuscoli a cui allora non davo peso.

Il tempo dei piatti, con le mani insaponate, quando invece di pensare a dopo ero in quella sensazione.

La doccia, per una volta stando in quel piacere dell’acqua calda sulle spalle, invece della lista delle cose da fare che gira in testa.

Gli alberi osservati per davvero, mentre camminavo. L’aria fresca della primavera sulla pelle.

La gioia sincera nel vedere qualcun altro felice, che è un’occasione eccezionale per accorgersi di quell’emozione.

Nessuno di questi momenti sembrava un allenamento. Ed è proprio questo il punto: non lo sembravano.

Eppure lo erano.

Ogni volta che tornavo a me, anche per cinque secondi, quella strada diventava un po’ più facile da ritrovare.

Ci si allena dove si vive

C’è una differenza tra andare in profondità e consolidare.

La profondità la incontri soprattutto in momenti dedicati, e sono passaggi che a volte cambiano la direzione di una vita.

Ma la capacità di tornare a te, di accorgerti di come stai mentre tutto va avanti, quella si costruisce soltanto dove tutto va avanti. Cioè nei giorni normali.

È la differenza tra fare un’esperienza forte e cambiare un’abitudine.

La prima apre qualcosa.

La seconda ti permette di restarci.

finestra di casa con piante sul davanzale e il bosco fuori. tornare a se stessi nella vita di tutti i giorni.

Anche il bello ci riporta a noi

C’è un’altra cosa che ho scoperto tardi, e che avrei voluto sapere prima.

Ci siamo abituati a pensare che crescita personale significhi andare a sistemare quello che non va. Che ci si guardi dentro solo quando qualcosa dà disagio o fa male, e per il resto va bene così com’è.

Ma i momenti di gioco, di creatività, il tempo passato serenamente in natura o con un animale sono anche più adatti ad ascoltare quello che sentiamo nel corpo e nelle emozioni.

Anzi: lì è più semplice.

Quando non c’è niente da difendere e niente da risolvere, la presenza si consolida con meno sforzo. Il corpo si apre, l’attenzione si allarga, e arrivano intuizioni che nella tensione non avrebbero avuto spazio.

E mentre scrivo questo penso a quanto tempo ho passato a cercare me stessa solo nei punti dolenti (articolo: Cosa mi serve per cambiare), come se la parte di me che ride non avesse niente da dirmi.

Perché ho creato Il Viaggio

È esattamente per questo che è nato.

Non come un percorso da affrontare quando avremo tempo o staremo male, ma come un piccolo appuntamento quotidiano: un invito al giorno, dentro la vita di tutti i giorni. Perché è lì che la presenza si allena.

Non serve un ritiro per cominciare.

Serve solo accorgersi di essere qui, ogni tanto, mentre fai quello che stai già facendo.

Ti lascio con una domanda:

Qual è stato l’ultimo momento in cui eri davvero lì, dentro quello che sentivi?

(Foto: Valeriana rossa durante una passeggiata e finestra di casa lato bosco, Nocera Umbra, giugno 2026)

🌸 Se senti il bisogno di fare chiarezza

A volte abbiamo bisogno di uno spazio sicuro in cui fermarci, ascoltarci e fare chiarezza.
Se senti che è arrivato il momento, lo Spazio di Ascolto nasce proprio per questo.

Per chi invece sente di voler vivere un’esperienza più graduale, da vivere nel quotidiano,
un invito a esplorare le prossime tappe…


🌿 Un passo in più

Se questa riflessione ti ha risuonato dentro, potresti continuare il viaggio da qui:

🌿 Slow living: cos’è davvero (e perché non è un lusso per pochi)
Per capire come un ritmo diverso non sia un privilegio, ma una scelta possibile dentro la vita che già hai.

🌿 Prendersi cura del corpo: piccole pratiche quotidiane che cambiano tutto
Per trovare gesti concreti da inserire nelle giornate senza doverne stravolgere l’organizzazione.

🌿 Meditazione: cos’è davvero e come iniziare
Per avvicinarsi alla pratica formale, quando il ritorno a sé nel quotidiano comincia a chiedere uno spazio suo.


🌿 Per continuare ad ascoltarti

Ci sono libri e strumenti che, nel mio percorso, mi hanno aiutata a fermarmi, riflettere e conoscermi meglio. Se possono essere utili anche a te, qui te li condivido:

📚 Il potere di adesso — Eckhart Tolle Per approfondire quello che qui ho raccontato per esperienza: la presenza non si trova in un momento speciale da conquistare, ma in quello che stai già facendo.

📚 Elogio della lentezza — Carl Honoré Per capire come abbiamo smesso di abitare i momenti piccoli, e cosa cambia quando si rallenta il ritmo invece di riempirlo meglio.

✍️ Una penna con cui scrivere a mano Scrivere a mano è più lento che digitare, e quella lentezza è esattamente il punto: ti costringe a stare nella frase mentre la scrivi.

📔 Una domanda di journaling Ripensa alla giornata di ieri e prova a scrivere tre momenti in cui, anche solo per pochi secondi, eri davvero lì. Se ne trovi meno di tre va bene lo stesso — anche accorgersene è un inizio.


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