Meditazione: cos’è davvero e come iniziare

Quante volte al giorno sei davvero presente?

Non nel senso di essere fisicamente da qualche parte — ma di essere lì, consapevole, sveglia/o, in contatto con quello che stai vivendo in quel preciso momento?

Se ci pensi, probabilmente la risposta è: pochissime. La mente vaga continuamente — tra il passato che rimugina e il futuro che anticipa, tra i pensieri che si rincorrono e le emozioni che trascinano. È normale. È quello che fa la mente.

Il problema nasce quando tutto questo accade in automatico, senza che ce ne accorgiamo. Quando siamo guidati dai pensieri invece di osservarli. Quando le emozioni conducono la nostra vita invece di informarla.

La meditazione è la pratica che cambia questo. Non svuotando la mente — ma imparando a starci, consapevolmente.

Cos’è davvero la meditazione

C’è un equivoco molto comune: molti pensano che meditare significhi non pensare, raggiungere uno stato di vuoto mentale, di pace assoluta. Non è così — almeno non all’inizio, e non è nemmeno l’obiettivo.

La meditazione è l’allenamento dell’attenzione consapevole. È la pratica di accorgersi — di quello che senti, di quello che pensi, di quello che provi — senza esserne automaticamente trascinata/o.

Nella tradizione di Gurdjieff che abbiamo esplorato nell’articolo sulla metafora della carrozza (articolo: Una mappa per conoscersi), questo si chiama ricordo di Sé — la capacità di essere presenti a se stessi, di ricordare chi si è al di là dei pensieri, delle emozioni, delle reazioni automatiche. Non è uno stato permanente che si raggiunge una volta per tutte — è qualcosa che si allena, momento dopo momento, giorno dopo giorno.

La consapevolezza è come un muscolo. Come andiamo in palestra per allenare il corpo, la meditazione è l’allenamento essenziale per tornare al centro — per consolidare quell’attenzione che col tempo ci aiuta a essere presenti sempre di più durante la giornata.

📚RISORSA CONSIGLIATA | Trovare la giusta posizione per meditare è importante. Sì, comodi e rilassati, ma con la schiena dritta e possibilmente con le ginocchia ad un’altezza inferiore delle anche. Per questo si può meditare su una sedia, o se preferisci come me stare più a contatto con il suolo a gambe incrociate, un cuscino per la meditazione può essere utile. Trovi qui una grande selezione.😊

Prima stavo tutta nella testa

Per molti anni ho vissuto prevalentemente nella mente e nelle emozioni. La mente analizzava, pianificava, giudicava, cercando di tenere tutto sotto controllo. Le emozioni mi trasportavano e spesso travolgevano. Il corpo c’era, anche molto allenato grazie a tanti anni di pallacanestro agonistica, ma l’attenzione non era praticamente mai nel presente…

Come nella metafora della carrozza — il cocchiere era distrattissimo, il cavallo correva dove voleva, e il passeggero… nessuno lo prendeva minimamente in considerazione.

Poi sono arrivata alla meditazione Vipassana. Due ritiri a poca distanza l’uno dall’altro — dieci giorni ciascuno, in silenzio, meditando dieci ore al giorno. Non dico che questo sia necessario per iniziare — anzi, tra poco ti spiego come cominciare con pochissimo. Ma per me è stato il punto di svolta.

In quei giorni ho imparato a scendere dalla testa nel corpo. Prima solo il respiro — l’aria che entrava e usciva dal naso. Poi, punto per punto, ogni parte del corpo, ripetutamente per giorni. È stato difficile, a tratti insopportabile. Ci sono stati momenti in cui avrei voluto fuggire a gambe levate. E altri, verso la fine, in cui ho iniziato a sperimentare una pace e un’espansione che non avevo mai conosciuto.

Sono uscita da quell’esperienza con una capacità di sentire totalmente nuova. Come se qualcuno avesse acceso una luce in una stanza che avevo sempre vissuto al buio.

Quello è stato solo l’inizio. Ma da quel punto in avanti, il percorso di ritorno a me stessa è cominciato davvero. Il corpo — quel messaggero prezioso di cui ho già scritto (articolo: Decisioni difficili) — ha iniziato a parlarmi in modo chiaro. E io ho iniziato un po’ alla volta ad ascoltarlo…

Se stare ferma/o non è possibile

La meditazione a sedere immobili in silenzio può essere all’inizio molto complicata e frustrante per qualcuno. Per evitare di mollare ancora prima di cominciare, condivido forme diverse di pratica — alcune delle quali accessibilissime anche per chi parte da zero.

L’importante è l’intenzione: portare l’attenzione consapevole su quello che si sta facendo, invece di lasciare che la mente vaghi in automatico.

Come iniziare: 3 pratiche concrete

1. La meditazione sul respiro È la pratica più semplice e potente. Siediti comodamente, chiudi gli occhi, e porta tutta l’attenzione sul respiro — sull’aria che entra ed esce dal naso, o sull’addome che si dilata e si contrae. Quando ti accorgi che la mente ha ripreso a vagare — e lo farà spessissimo — riportala al respiro, senza giudicarti, magari con un paio di inspirazioni più profonde.

Per iniziare, anche solo 5 minuti bastano. Un suggerimento pratico: imposta 2-3 sveglie sul telefono durante la giornata come promemoria per fermarti qualche minuto. Il ricordo di Sé si allena anche così — in piccoli momenti sparsi nella giornata.

2. La meditazione camminata Cammina molto lentamente, più lentamente del solito. Porta l’attenzione sulle piante dei piedi ad ogni passo — la pressione, il contatto con il suolo, il movimento. È una pratica bellissima per chi fa fatica a stare ferma/o, e aiuta a portare la presenza anche nel movimento quotidiano.

3. Una nota sulla musica Molte persone iniziano a meditare con musiche rilassanti — e per cominciare va benissimo. Col tempo però, quando senti che sta diventando più semplice stare, ti consiglio di praticare anche nel silenzio. La musica rischia di diventare una stampella: aiuta a rilassarsi, ma l’attenzione potrebbe appoggiarsi troppo al suono esterno invece di andare dentro. Nel silenzio ti trovi a dover stare con quello che c’è — pensieri, sensazioni, disagio, pace. Ed è lì, in quello spazio scomodo e autentico, che si consolida la pratica.

Cosa cambia nel tempo

Meditare con costanza cambia il modo in cui si vive. Non in modo clamoroso e immediato — ma graduale, profondo e duraturo.

Inizi a riconoscere i tuoi pensieri invece di identificarti con loro. Inizi a sentire le emozioni invece di esserne travolto. Inizi a conquistare uno spazio — piccolo, prezioso — tra quello che accade e come reagisci.

È in quello spazio che abita la libertà. È lì che puoi scegliere — consapevolmente — chi vuoi essere e come vuoi rispondere alla vita.

Il ricordo di Sé non è un traguardo che si raggiunge. È una pratica quotidiana, un ritorno continuo. Ed è, a mio avviso, il lavoro più importante che possiamo fare. 🌿

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