Chi guida davvero la tua vita?
Ogni volta che devo prendere una decisione, dentro di me si riunisce il condominio.
C’è una parte che, qualsiasi sia l’argomento, vuole semplicemente partire.
Probabilmente è la stessa che mi ha portata a iniziare questo articolo mentre aspettavo un volo in aeroporto. 😄
Poi ce n’è una che non si sente mai abbastanza.
Un’altra farebbe qualsiasi cosa pur di essere vista.
Una è forte.
E un’altra super coraggiosa.
Naturalmente non manca mai quella che trova qualcosa da criticare.
E poi tante altre che non sto ad elencare, altrimenti facciamo notte…
Insomma… l’assemblea è sempre piuttosto movimentata.
Per moltissimo tempo ho creduto di essere, di volta in volta, una di queste voci.
Poi, grazie all’incontro con una grande maestra, qualcosa ha iniziato lentamente a cambiare.
Un giorno è emersa una domanda tanto semplice quanto rivoluzionaria.
Se riesco ad ascoltare tutte queste voci… chi è che le sta ascoltando?
Naturalmente non sto parlando di voci nel senso letterale del termine. Mi riferisco a quei dialoghi interiori che tutti, credo, sperimentiamo ogni giorno. Pensieri, emozioni e impulsi che a volte sembrano andare ognuno in una direzione diversa.
Ecco, da quella domanda è nata in me una nuova intenzione.
Non quella di eliminarle.
Né quella di scegliere la più giusta.
Ma di imparare a conoscere ciascuna di loro.
A riconoscerle quando si presentano.
A capire di cosa hanno davvero bisogno.
E, soprattutto, a non lasciare che una qualunque prenda il volante della mia vita senza che me ne accorga.
Perché è questo che succedeva.
Bastava una critica e diventavo il mio critico interiore.
Bastava una paura e iniziavo a vedere il mondo attraverso i suoi occhi.
Bastava un po’ di entusiasmo e partivo senza chiedermi se quella scelta facesse davvero per me.
Oggi quelle parti ci sono ancora.
E ci saranno sempre.
Anche se alcune si fanno sentire meno di un tempo, altre ogni tanto tornano a bussare.
E sai una cosa?
A volte le interpello volutamente, quasi come se chiedessi il parere a una vecchia conoscenza.
La differenza è che oggi faccio del mio meglio per ascoltarle… per non lasciare più che una sola decida per me.
Non sono sparite le voci.
È cresciuta la mia capacità di ascoltarle senza diventarle.
Possiamo chiamarlo osservatore, testimone, presenza, coscienza, volontà…
Il nome, in fondo, è secondario.
Ciò che conta è fare esperienza di quello spazio interiore dal quale possiamo osservare ciò che accade, invece di esserne continuamente trascinati.
Le voci che abitano il nostro mondo interiore vengono chiamate in molti modi.
C’è chi parla di sub-personalità, chi di parti interiori, chi di ego.
Io utilizzo spesso il termine sub-personalità perché mi aiuta a descrivere bene ciò che vivo.
Non sono nemiche da combattere.
Sono parti naturali della nostra psiche.
Nel corso della vita si sviluppano per permetterci di affrontare il mondo: alcune ci proteggono, altre cercano approvazione, altre ancora ci spingono ad agire, a esplorare, a creare relazioni.
Ognuna nasce con un’intenzione che, almeno in origine, aveva un senso.
Il problema non è che esistano.
Il problema nasce quando una di loro prende il comando senza che ce ne accorgiamo.
Ad esempio, quando prende il comando la parte impaurita.
Quando il critico parla al posto nostro.
Quando la bambina che vuole essere vista guida ogni scelta.
O quando prende il comando quella entusiasta che ci fa partire d’impulso senza ascoltare davvero ciò che sentiamo.
In quei momenti smettiamo di scegliere.
Reagiamo.
Ed è proprio qui che la presenza cambia tutto.
Come si inizia a fare spazio all’osservatore interiore
Non serve meditare per ore.
Puoi iniziare nella vita di tutti i giorni.
La prossima volta che senti una voce molto forte dentro di te, prova a fermarti un istante.
Non serve capire subito.
Non serve cambiare niente.
Puoi chiederti semplicemente:
“Chi sta parlando adesso?”
È quella che ha paura?
È quella che vuole dimostrare qualcosa?
È quella che cerca approvazione?
È quella che si sente superiore?
È quella che vuole controllare tutto?
Non serve trovare subito la risposta perfetta.
Il semplice fatto di fare quella domanda crea già una piccola distanza.
Ed è proprio in quello spazio che torna la libertà di scegliere.
Per molto tempo ho creduto che crescere significasse eliminare certe parti di me.
Diventare più sicura.
Più coraggiosa.
Più positiva.
Oggi non lo penso più.
Credo che crescere significhi conoscerle.
Ascoltarle.
Accoglierle.
E poi scegliere, con gentilezza, se seguirle oppure no.
Poco importa trovare la parola giusta per definire ciò che siamo.
Osservatore.
Testimone.
Regista.
Coscienza.
Volontà.
Il nome cambia poco.
Ciò che conta è farne esperienza.
Perché, in fondo, ascoltarsi non significa trovare la voce giusta.
Significa ricordarsi, ogni volta, che noi siamo il luogo che può accoglierle tutte.
E da quel luogo…
scegliere.
Per me questo è tornare a Sé.
Forse, la forma più profonda di libertà che possiamo imparare a vivere. ✨
(Foto: Alba a Hampi, India, febbraio 2025)
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Ci sono libri e strumenti che, nel mio percorso, mi hanno aiutata a fermarmi, riflettere e conoscermi meglio. Se possono essere utili anche a te, li trovi qui sotto.
📖 Iniziazione alla Psicosintesi di Fabio Guidi | È uno dei libri che più mi ha aiutata a comprendere che dentro di noi convivono tante parti diverse. Una lettura semplice ma profonda, che consiglio a chi desidera iniziare un percorso di conoscenza di sé con maggiore consapevolezza.
📝 Una lista delle tue parti interiori | Prenditi qualche minuto e prova a scrivere tutte le voci che riconosci dentro di te: il critico, quella impaurita, quella entusiasta, quella che vuole controllare tutto… Non serve fare un elenco perfetto. Inizia semplicemente a conoscerle.
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La cosa che credo di aver imparato negli ultimi due anni è proprio l’ attenzione nell’ ascolto di me stessa, di tutte le mie parti, emozioni, paure, risposte che in maniera automatica e ripetitiva seguono schemi radicati… L’ esercizio dell’ ascolto e dell’ accoglienza mi permettono quotidianamente di convivere con tutte queste parti, accettarle con benevolenza e come per magia accade che nessuna di queste parti prende il sopravvento sulla mia serenità. Certo ci sono giorni in cui è più difficile ma ho imparato a ritornare al qui e ora attraverso un allenamento costante e tenace. Ciaoooo Martiiiiii! ❤️
Che bellooo!!!! 🎊
Ciao cara!
Mi fa super piacere leggerti 🥰
Il regalo più grande che possiamo farci è proprio questo processo costante di ritorno a noi.
Come tutte le cose, all’inizio richiede maggiore impegno, poi però si consolida e diventa sempre più naturale.
I risultati valgono senza dubbio lo sforzo.
La libertà dall’automatismo non ha prezzo!
Avanti tutta cara!!!
Ti mando un abbraccio 🌸