Cosa voglio davvero? Forse non è questa la domanda giusta
Nelle prime sessioni che ho fatto all’inizio del mio percorso, la donna meravigliosa che mi accompagnava mi fece una richiesta molto semplice.
Mi chiese di scrivere un elenco di tutte le cose che mi piaceva fare.
Rimasi in silenzio, un po’ spiazzata.
Dopo diversi minuti avevo scritto appena tre o quattro cose. E anche quelle erano vaghe.
Fu un momento che non ho più dimenticato.
Mi resi conto di quanto fossi lontana da me stessa e di quanto avessi bisogno di fare chiarezza dentro di me.
Se non sapevo nemmeno cosa mi piaceva davvero, come avrei potuto scegliere ciò che era giusto per me?
Non c’era da stupirsi se continuavo a vivere per tentativi, inciampando qua e là e, a volte, facendomi anche male.
A quasi trent’anni vivevo ancora guidata da automatismi che non avevo mai messo davvero in discussione.
Molte delle mie decisioni nascevano dalla reazione a ciò che mi accadeva oppure da schemi assorbiti nella mia famiglia. Li avevo fatti miei semplicemente perché erano il modello che conoscevo fin da bambina. (articolo: Schemi limitanti)
Avevo scelto il mio percorso di studi e poi una carriera seguendo ciò che avevo visto intorno a me. Solo molti anni dopo avrei capito che quel lavoro non mi apparteneva davvero.
All’epoca pensavo che il problema fosse non sapere cosa volessi dalla vita.
Col tempo ho capito che la domanda giusta arrivava ancora prima.
Prima ancora di chiedermi cosa volessi davvero dalla vita, avrei dovuto ricominciare a conoscere me stessa.
All’inizio ha significato riscoprire le cose più semplici: ciò che mi piaceva, ciò che mi incuriosiva, ciò che mi faceva sentire viva.
Poi, con gli anni, quella domanda si è trasformata in un’altra, molto più profonda.
Che cosa fa davvero per me?
Perché non tutto ciò che ci piace ci fa stare bene. E non tutto ciò che ci fa bene è immediatamente piacevole.
Imparare a distinguere queste due cose è stato uno dei passaggi più importanti del mio percorso di crescita personale.
Da allora ho iniziato a esplorare dentro di me, per dare spazio a ogni attività che mi incuriosiva, ma che fino a quel momento avevo ignorato.
Perché è così difficile capire cosa fa davvero per noi
Com’è per te rispondere a queste domande apparentemente semplici?
Che cosa mi piace?
Che cosa mi incuriosisce?
Che cosa mi fa sentire viva/o?
Se è difficile anche per te, non sei sola/o.
Quando qualcosa nella vita non va come vorremmo, spesso pensiamo di non sapere cosa vogliamo.
Ma molto spesso il punto è un altro.
Per anni abbiamo imparato osservando il mondo fuori di noi.
Abbiamo imparato cosa ci si aspettava da noi.
Come ci si comporta per essere accettati.
Cosa è considerato giusto, sensato, “normale”.
Abbiamo imparato a essere brave bambine.
Bravi studenti.
Brave lavoratrici.
Persone “come si deve”.
Ma quasi nessuno ci ha insegnato a osservare ciò che accade dentro.
Le emozioni.
Le sensazioni del corpo.
I bisogni più autentici.
Così diventiamo bravissimi ad ascoltare tutti tranne noi stessi.
Gli altri.
I loro consigli.
Le loro paure.
Le loro aspettative.
E, piano piano, smettiamo di ascoltarci.
All’inizio quella voce è un sussurro.
Poi diventa più insistente.
E se continuiamo a ignorarla, a volte si trasforma in un urlo. (articolo: “Qualcosa deve cambiare nella mia vita”)
E quando proviamo a chiederci davvero:
“Cosa voglio davvero?”
può succedere di non sentire nulla.
Non perché la risposta non esista.
Ma perché abbiamo perso l’abitudine di ascoltarla.
Prima di capire cosa vuoi, osserva come scegli
Per anni non mi sono nemmeno chiesta perché prendevo certe decisioni invece di altre.
Solo col tempo ho iniziato a notare che molte scelte nascevano in automatico.
Alcune dalla paura.
Alcune dal bisogno di essere vista.
Altre da modelli familiari mai messi in discussione.
Finché non osserviamo da dove nasce una scelta, è difficile capire se quella direzione è davvero nostra.
Ricominciare a conoscersi
Uno degli strumenti che mi ha aiutata è stato un esercizio semplice solo in apparenza: scrivere 101 desideri.
Senza giudicarli.
Senza filtrarli.
Solo lasciandoli emergere.
Non bisogni, non obiettivi: desideri. Anche piccoli, anche assurdi, anche contraddittori.
Il numero alto serve proprio a questo: superare la superficie e arrivare a ciò che di solito scartiamo troppo in fretta.
L’ho scoperto attraverso il lavoro di Igor Sibaldi e, nel mio percorso, si è rivelato un esercizio davvero prezioso.
All’inizio è stato sorprendentemente difficile.
Scrivevo le cose più ovvie.
Poi mi fermavo.
Poi ricominciavo.
Ma, desiderio dopo desiderio, ho iniziato a riconoscere ciò che mi accendeva davvero, ciò che mi dava energia, ciò che era autentico e ciò che rimandavo da sempre per paura del giudizio.
Molti di quei desideri, negli anni, si sono anche realizzati.
Ma il regalo più grande non è stato questo.
È stato imparare ad ascoltarmi.
E accorgermi che, sotto tutti gli automatismi, una parte di me sapeva già cosa voleva.
Aveva solo bisogno di spazio.
Dal “mi piace” al “fa per me”
Non tutto ciò che ci piace ci fa bene.
E non tutto ciò che ci fa bene è immediatamente piacevole.
Possiamo amare profondamente una persona e, allo stesso tempo, renderci conto che quella relazione non fa più per noi.
Il lavoro che avevo scelto sembrava giusto.
Eppure, anno dopo anno, sentivo che mi stava allontanando da me stessa.
Fumare mi piaceva.
Ma sapevo che non mi faceva bene, e per questo ho scelto di smettere.
Col tempo la domanda cambia.
Non ti chiedi più soltanto:
“Cosa mi piace?”
ma inizi a chiederti:
“Cosa mi fa stare bene?”
“Cosa mi permette di essere davvero me stessa/o?”
“Cosa fa davvero per me?”
Una bussola che si costruisce un passo alla volta
Credo che la chiarezza non arrivi tutta insieme.
Arriva vivendo.
Sperimentando.
Sbagliando.
Ascoltandosi.
Ogni scelta fatta con più presenza ci insegna qualcosa su di noi.
E ogni volta diventa un po’ più facile riconoscere la direzione successiva.
La chiarezza non è il punto di partenza.
È il risultato dell’ascolto, della presenza e dell’esperienza.
Forse non troverai la risposta oggi.
Forse nemmeno questa settimana.
Ma ogni volta che ti fermi ad ascoltarti, invece di andare avanti in automatico, stai già cambiando direzione.
Perché la chiarezza non arriva tutta insieme.
Si costruisce.
Una scelta alla volta.
Una domanda sincera alla volta.
Forse, per oggi, può bastarne una sola.
Questa cosa fa davvero per me?
🌸 Se senti il bisogno di fare chiarezza
A volte non abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare. Abbiamo bisogno di uno spazio in cui fermarci, ascoltarci e fare un po’ di chiarezza. Se senti che questo è il momento, lo Spazio di Ascolto nasce proprio per questo.
🌿 Per continuare ad ascoltarti
Ci sono libri e strumenti che, nel mio percorso, mi hanno aiutata a fermarmi, riflettere e conoscermi meglio. Se possono essere utili anche a te, li trovi qui sotto.
📖 Il mondo dei desideri di Igor Sibaldi | L’esercizio dei 101 desideri è stato uno strumento prezioso per iniziare ad ascoltarmi con più sincerità e andare oltre le risposte più automatiche. Se questo tema ti incuriosisce, questo libro potrebbe essere un buon punto di partenza.
📔 Un quaderno dedicato solo a te | Non serve un diario perfetto. Basta un quaderno che diventi il tuo spazio, quello in cui scrivere pensieri, domande, emozioni o semplicemente tutto ciò che emerge mentre impari ad ascoltarti. Molte delle intuizioni più importanti nascono proprio mettendo le parole nero su bianco.
🖊️ Una penna che inviti a scrivere | Può sembrare un dettaglio, ma avere una penna che ti piace usare rende più naturale fermarsi qualche minuto a scrivere. È un piccolo gesto, ma spesso sono proprio i piccoli gesti a creare nuove abitudini.
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bello, davvero bello nel senso di “vicino”, “naturale”, “giusto” per parlare di una verità così semplice eppure così difficile…brava Martina, davvero brava nel linguaggio che hai scelto oltre al e ai temi.
Grazie mille Manuela! 🥰
mi incoraggi a proseguire questo mio viaggio appena iniziato
e mi fa tanto piacere che leggermi o ascoltarmi possa essere utile 🩷