Grande banyan secolare ad Auroville, India, con numerosi tronchi, radici aeree e rami intrecciati

Essere o non essere… se stessi: famiglia, appartenenza e identità

Se non ti va di leggere, ascolta l’articolo letto da me 😊

Nell’ultimo articolo ti ho lasciato con una domanda:

Chi saresti senza l’immagine che hai di te?

Oggi voglio fare un passo indietro.

Perché, proprio per chiarirci meglio chi siamo, abbiamo bisogno di guardare da dove veniamo.

Siamo abituati a pensarci come individui.

Io ho il mio carattere.

Le mie paure.

I miei desideri.

Il mio modo di amare.

Le mie difficoltà.

Le mie scelte.

Eppure nessuno di noi nasce in uno spazio vuoto.

Prima ancora di avere un nome, una personalità, delle idee su chi siamo, noi apparteniamo.

Nasciamo dentro una famiglia.

Dentro una storia.

Dentro relazioni che esistevano prima di noi. Parecchio prima…

Arriviamo in un mondo in cui qualcuno ha già amato, sofferto, perso, desiderato, rinunciato, avuto paura.

E noi, dentro quel mondo, impariamo a vivere.

Prima di essere “io”, siamo parte di un “noi”

Da bambini non osserviamo la nostra famiglia dall’esterno.

Ci siamo immersi.

È il nostro mondo.

Non sappiamo che quello è un modo di vivere.

Per noi, semplicemente, la vita è così.

Impariamo come si ama guardando come si amano le persone intorno a noi.

Impariamo cosa si può dire e cosa è meglio tacere.

Se dobbiamo essere forti o compiacenti.

Se il denaro è qualcosa da desiderare, temere, conservare o scialacquare.

Se avere successo è una possibilità oppure qualcosa che “è molto difficile per quelli come noi”.

Se possiamo essere felici quando qualcuno che amiamo non lo è.

Non serve che qualcuno ce lo insegni a parole.

Lo assorbiamo.

E, crescendo, una parte di tutto questo diventa talmente familiare che smettiamo di riconoscerne l’origine.

Cominciamo semplicemente a dire:

“Io sono così.”

Ma non tutto ciò che vive dentro di noi è cominciato con noi.

La storia che è iniziata prima

Ed è qui che le Costellazioni familiari allargano ulteriormente lo sguardo.

Non osservano soltanto ciò che abbiamo imparato o assorbito crescendo.

Guardano anche a ciò che era già accaduto nel sistema familiare prima del nostro arrivo.

Perdite.

Esclusioni.

Morti premature.

Separazioni.

Segreti.

Destini difficili.

Persone delle quali non si parla più.

Nello sguardo sistemico delle Costellazioni, ciò che non ha trovato il proprio posto nella storia familiare può continuare a manifestarsi nelle generazioni successive attraverso legami e identificazioni inconsapevoli.

Questi movimenti vengono chiamati anche irretimenti.

E questo apre una prospettiva molto più ampia sulla conoscenza di noi stessi.

Perché non tutto ciò che portiamo è necessariamente nato durante la nostra infanzia.

A volte la storia era già iniziata prima che arrivassimo noi.

Per comprendere davvero noi stessi, quindi, non basta guardarci come individui separati.

Abbiamo bisogno di allargare lo sguardo al sistema da cui proveniamo.

Non per cercare nel nostro albero genealogico qualcuno a cui attribuire la responsabilità di ciò che non funziona nella nostra vita.

E nemmeno per ricondurre qualsiasi nostra difficoltà alla famiglia.

Ma per ricordarci che siamo parte di una storia più grande della nostra.

Il bisogno di appartenere

C’è una parola che nel lavoro sistemico è fondamentale:

appartenenza.

Per un bambino appartenere alla propria famiglia non è un concetto astratto.

È sicurezza.

È protezione.

È sopravvivenza.

E impariamo molto presto ciò che mantiene il legame con il nostro mondo.

A volte essere bravi.

A volte non disturbare.

A volte occuparci degli altri ed essere forti.

A volte assomigliare.

A volte non permetterci di andare troppo lontano.

Sono movimenti che non decidiamo consapevolmente.

Accadono quando siamo ancora troppo piccoli per guardarli e comprenderli.

E ciò che un tempo ci ha aiutato a sentirci parte del nostro mondo può continuare ad accompagnarci molti anni dopo.

Anche quando quel bambino ha ormai un corpo adulto.

Crescere, allora, non significa smettere di appartenere.

Significa poter appartenere senza rinunciare a noi stessi.

Ma non siamo soltanto ciò che riceviamo

A questo punto potremmo sentirci quasi schiacciati dal peso della nostra storia.

Prima ciò che abbiamo assorbito crescendo.

Poi ciò che apparteneva al sistema ancora prima della nostra nascita.

E noi, in mezzo a tutto questo, dove siamo?

È qui che mi viene in aiuto un’immagine che amo molto.

James Hillman, ne Il codice dell’anima, parla della teoria della ghianda.

Una ghianda è piccola.

Eppure porta già dentro di sé la possibilità della quercia.

Hillman propone di guardare in modo simile anche alla vita umana: non veniamo al mondo soltanto come il risultato dell’ambiente nel quale cresceremo. Portiamo con noi una nostra forma, un daimon, qualcosa che chiede di essere espresso attraverso la nostra esistenza.

Possiamo chiamarlo vocazione.

Sé.

Anima.

Possiamo anche non dargli un nome.

A me interessa soprattutto l’immagine.

Nasciamo dentro un sistema, ma non siamo soltanto il risultato di quel sistema.

C’è ciò che riceviamo.

E c’è ciò che portiamo.

Una parte importante del viaggio verso noi stessi consiste nell’imparare a distinguerli.

Le radici non sono la pianta

Per molto tempo ho associato la libertà all’idea di diventare completamente indipendente.

Oggi la vedo in modo diverso.

Non abbiamo bisogno di tagliare le nostre radici per diventare noi stessi.

Abbiamo bisogno di riconoscerle.

Vedere da dove veniamo.

Accorgerci di ciò che abbiamo ricevuto.

Onorare ciò che ci ha permesso di arrivare e vivere quest’esperienza terrena.

E poi distinguere.

Ciò che abbiamo ricevuto non deve necessariamente diventare ciò che continueremo a vivere.

Possiamo amare profondamente la nostra famiglia e scegliere diversamente.

Possiamo appartenere e prendere un’altra strada.

Possiamo riconoscere le nostre radici senza chiedere loro di decidere in quale direzione cresceranno i nostri rami.

Ed è qui che torno alla ghianda.

Conoscere il terreno nel quale siamo cresciuti è importante.

Ma lo è anche ricordare che dentro quella terra c’era un seme ben preciso con una forma tutta sua.

E tu, che cosa stai ripetendo?

Prova a pensare a qualcosa che hai sempre considerato semplicemente parte del tuo carattere.

“Sono quella forte.”

“Devo cavarmela da sola.”

“Non riesco a chiedere aiuto.”

“Devo occuparmi di tutti.”

“I soldi si fanno con fatica.”

“Non posso deludere gli altri.”

E invece di chiederti soltanto:

Perché sono così?

prova ad allargare l’inquadratura.

Dove ho già visto questo modo di stare nella vita?

Chi nella mia famiglia doveva essere forte?

Chi si sacrificava?

Chi non chiedeva mai?

Chi si occupava di tutti?

Quali frasi sul denaro, sull’amore, sul lavoro o sulla vita ho sentito ripetere?

Non cercare una spiegazione perfetta.

E soprattutto non cercare un colpevole.

Osserva.

A volte passiamo anni cercando di cambiare qualcosa dentro di noi continuando a guardarlo come se fosse nato esclusivamente da noi.

Poi allarghiamo l’inquadratura.

Entrano nell’immagine nostra madre.

Nostro padre.

I nonni.

Le persone che c’erano prima.

E ciò che sembrava soltanto una caratteristica individuale comincia a raccontare una storia.

Una storia alla quale apparteniamo.

Ma che non siamo obbligati a ripetere.

(Foto: albero di Banyan, Auroville, India, gennaio 2025)

🌸 Se senti il bisogno di fare chiarezza

A volte abbiamo bisogno di uno spazio sicuro in cui fermarci, ascoltarci e fare chiarezza.
Se senti che è arrivato il momento, lo Spazio di Ascolto nasce proprio per questo.

Per chi invece sente di voler vivere un’esperienza più graduale, da vivere nel quotidiano,
un invito a esplorare le prossime tappe…


🌿 Un passo in più

Se questa riflessione ti ha toccata/o, potresti continuare il viaggio da qui:

🌿Chi saresti senza l’immagine che hai di te?
Per osservare le identità che costruiamo nel tempo e che finiamo per chiamare “io”.

🌿Schemi limitanti: come riconoscerli e capire da dove vengono
Per approfondire le dinamiche che si ripetono e iniziare a riconoscerne le radici.


🌿 Per continuare ad ascoltarti

Ci sono libri e strumenti che, nel mio percorso, mi hanno aiutata a fermarmi, riflettere e conoscermi meglio. Se possono essere utili anche a te, qui ti condivido:

📚 Il codice dell’anima — James Hillman
Per approfondire la teoria della ghianda e lo sguardo sull’unicità che ciascuno porta con sé.

📚 Ordini dell’amore — Bert Hellinger
Per avvicinarsi allo sguardo sistemico delle Costellazioni familiari e ai temi dell’appartenenza e degli ordini familiari.


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